Ddl Lorenzin: le novità tra nuove norme e il passaggio da Collegi a Ordini

La presidente della Federazione Ipasvi, Barbara Mangiacavalli, fa il punto su cosa cambia per gli infermieri con le previsioni del Ddl Lorenzin nel testo approvato da Senato e con il passaggio da Collegi a Ordini professionali

 

L’approvazione da parte del Senato del Ddl Lorenzin sulla riforma degli Ordini e la trasformazione degli attuali Collegi e delle relative Federazioni è un passo fondamentale non solo per una migliore e più corretta gestione dei professionisti dedicati all’assistenza sanitaria, ma  per la tutela stessa della professione.
 
Il primo passo avanti per la professione infermieristica – ma non solo – è quello della trasformazione degli attuali Collegi in Ordini. Questo perché il riconoscimento ormai acquisito e universalmente affermato della nostra professione, non può prescindere da quello di un’organizzazione esattamente analoga a quella delle altre professioni intellettuali. Abbiamo le stesse regole, gli stessi diritti e gli stessi doveri e per questo dobbiamo e vogliamo avere lo stesso modello organizzativo e di gestione.
 
La differenza poi la faranno i codici deontologici, che anche grazie alla nuova legge, una volta approvata definitivamente, acquisteranno maggiore rilevanza anche per il peso e le potenzialità che i nuovi Ordini avranno dal punto di vista del controllo e della loro applicazione e potranno essere aggiornati con maggiore e più regolare frequenza. 
 
La differenza la farà l’organizzazione a livello locale che la legge rende elastica proprio per questo in funzione della dimensione dei nuovi enti. E che per noi deve esserlo anche in base alle necessità del territorio. Ho già avuto occasione di ricordare a questo proposito che la porta aperta sulla possibilità di fusioni che superino gli attuali ambiti provinciali secondo la nuova legge costituzionale, c’è nel Ddl nel momento in cui si dà la possibilità ai futuri Ordini ‘piccoli’, quelli intorno ai mille iscritti, di accorparsi con altri per dar vita a Enti di dimensioni maggiori. In questo senso il nostro orientamento è per ora quello di lasciare liberi gli attuali Collegi e, ci auguriamo appunto, prossimi Ordini, di costituire coordinamenti regionali per garantire attività che riguardano l’ambito locale su cui insistono, mentre la capillarità della presenza a livello locale è stata mantenuta per consentire di affrontare più da vicino le necessità del territorio, la sua epidemiologia e i bisogni assistenziali di cittadini che spesso, specie nelle Regioni più grandi, possono essere diversi anche da una città all’altra, tra paesi perfino vicini. Non si può e non si vuole assolutamente rischiare di penalizzare con forzature organizzative il lavoro che da anni questi Collegi svolgono nel loro rapporto con i cittadini per i quali sono sempre più referenti, proprio perché conoscono le esigenze locali e con i professionisti che da loro dipendono e che da loro aspettano risposte legate all’organizzazione del territorio, se non della singola struttura. 
 
Fondamentale però in quella che sarà la nuova legge è il superamento, o meglio, l’ammodernamento della legge del 1946 che evidentemente non può essere la stella cometa per gli attuali e per i nuovi Ordini come è stata finora. Il diverso inquadramento degli enti, la loro possibilità di intervento anche disciplinare, una organizzazione più rispondente ai moderni canoni non solo degli enti pubblici, ma anche della programmazione sanitaria, fino ad arrivare a un meccanismo elettivo sicuramente più rispondente a criteri di completezza, ma soprattutto trasparenza, rendono la nuova legge non solo auspicabile, ma indispensabile direi, perché tutta l’attività di Ordini e Federazioni non sia decontestualizzata nei fatti dal divenire della società e del progresso professionale e scientifico.
 
L’elemento forte della presenza degli Ordini è la tutela dell’assistito che si ottiene vigilando affinché l’iscritto abbia titolo al contatto diretto con lui, anche in caso con l’esercizio della magistratura interna. Quindi il controllo sui comportamenti deontologici e professionali: si lavora per una sorta di accreditamento periodico anche in termini di competenza dei professionisti. Non basta essere iscritto all’Ordine se poi l’iscrizione diventa un mero titolo di cui fregiarsi senza rivedere preparazione, formazione e competenza. Va introdotto un percorso di accreditamento periodico professionale e continuativo che gli Ordini posso a pieno titolo verificare.
 
In questo senso è di importanza fondamentale anche un’altra previsione del Ddl. Quella che riguarda la modifica delle sanzioni penali e accessorie in caso di esercizio abusivo di una professione sanitaria, su cui i nuovi Ordini potranno vegliare con maggior forza e a maggior titolo.  Altrettanto importante – e la cronaca spesso purtroppo lo dimostra –  è la previsione di inserire tra le circostanze aggravanti comuni l’avere, nei delitti non colposi, commesso il fatto in danno di persone ricoverate presso strutture sanitarie o presso strutture sociosanitarie residenziali o semiresidenziali.
 
Per quanto riguarda in particolare la professione infermieristica, poi, è importante anche la previsione che i soggetti legittimati a esercitare professioni o arti sanitarie, a eccezione di chi è abilitato alla prescrizione di medicinali (i medici quindi) possano svolgere la loro attività anche in farmacia. Una norma che non è solo a favore dei farmacisti: gli infermieri hanno una forte componente libero-professionale (oltre 69mila iscritti all’Ente di previdenza Enpapi e di questi più di 39mila che esercitano prioritariamente la libera professione) che già oggi sta organizzando spesso attività di complemento e supporto nelle farmacie dei servizi che in molte Regioni si stanno organizzando e la nuova legge apre le porte a un’organizzazione che abbia regole uguali per tutti e un senso compiuto nei confronti del supporto della ricerca di maggiore compliance che queste strutture hanno per i cittadini.
 
Ora dobbiamo solo sperare che la Camera sia altrettanto veloce quanto lo è stato il Senato nell’approvazione definitiva della legge che ormai troppo spesso nell’ultimo decennio abbiamo visto arrivare in vista del traguardo e poi rimanere sospesa per mille ragioni, politiche, tecniche o anche organizzative.
 
In questo senso gli infermieri e le altre professioni hanno a suo tempo lanciato un appello: l’esigenza urgente è di trasformare i Collegi in Ordini, con Albi specifici per ciascuna professione sanitaria per gli Ordini che includono più professioni, subordinando gli aspetti tecnici che ne potrebbero rallentare l’iter a quelli politici che potrebbero, al contrario, portare a una rapida approvazione di ciò che è indicato da una legge di 10 anni fa (la 43/2006).  L’attivazione degli Ordini è l’obiettivo da raggiungere. E’ questo il pensiero unanime e determinato di tutte le professioni grazie a una strategia comune che eviti qualsiasi forma di strumentalizzazione.
 
E in questo senso ci auguriamo che alla Camera non ci si fermi difronte alle mille istanze delle tante figure che operano a vario titolo anche legittimamente nell’assistenza sanitaria, ma che si chiuda in fretta la partita ormai giunta al suo “secondo tempo” della riforma ordinistica, senza “tempi supplementari” che rischiano ancora una volta di farla finire in un nulla di fatto. L’organizzazione che dovrà essere data successivamente ai nuovi Ordini con i decreti applicativi e gli accordi con le Regioni  consentirà anche di andare incontro alle altre, tante istanze che si dimostreranno legittime, ma che ora non
possono e non devono frenare un’evoluzione professionale e normativa che già adesso è attesa e voluta con forza da oltre 1.100.000 operatori sanitari.
    
Barbara Mangiacavalli Presidente Federazione nazionale Collegi Ipasvi

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